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Venerdì, sabato, domenica |
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The problem is not that there are problems. The problem is expecting otherwise and thinking that having problems is a problem.
Theodore Rubin
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giovedì, 22 gennaio 2009 Occhio malocchio ... Nell’angoscia profonda che mi tormenta in questo meraviglioso inizio dell’anno, ho avuto tre giorni di evasione in cui non ho mai pensato alla mia ossessione attuale: la mia tremenda situazione lavorativa.
scritto da Bellailee domenica, 04 gennaio 2009 Peter Cameron ...
Quella sera dorata
non volevo proprio andare oltre; più di ogni cosa volevo restare un po'... Elizabeth Bishop, Santarém
scritto da Bellailee martedì, 16 dicembre 2008 Cose strane che mi hanno raccontato ... ![]() Una mia amica mi ha detto che anni fa, quando studiava, viveva con tre ragazze. Un giorno era andata in bilioteca con una di loro e quando sono tornate la terza non c’era più: era sparita la sua roba e alcuni mobili, aveva lasciato la stanza senza avvisarle e non hanno mai più saputo niente di lei.
Un mio amico mi ha detto che una domenica mattina si è alzato, puntando la sveglia presto, per andare a far castagne. E’ andato dal suo compare con cui aveva appuntamento gli ha citofonato, ma nessuno scendeva. Allora ha suonato e risuonato, niente. Allora l’ha chiamato sul cell, niente. L’ha chiamato a casa, finalmente risponde: stava dormendo. “Ma come, dobbiamo andare a far castagne!”. L’amico risponde sorpreso, che non devono andare proprio da nessuna parte. “Ma come, ci siamo messi d’accordo che ci trovavamo alle 8 per andare a far castagne!” L’amico, nega, dice che non ne hanno mai e poi mai parlato!
Il mio amico si è ricordato a un certo punto che non ne avevano mai parlato, ma che lui se l’era solo sognato quella notte.
Una mia coinquilina mi ha raccontato che quando sua nonna è morta, lei era piccola e continuava a vederla anche dopo morta. Dopo una trentina d’anni, la figlia di sua sorella, quando aveva 4 anni era uscita in giardino. Quando è rientrata in casa, la madre le ha chiesto dove fosse stata e la nipotina ha detto: “Ero fuori con la bisnonna.” che non aveva nemmeno mai conosciuto. La bisnonna fumava e quando sono usciti a vedere chi ci fosse in realtà, hanno trovato della cenere per terra.
Avete paura adesso, eh???
....To be continued
scritto da Bellailee mercoledì, 10 dicembre 2008 Premessa: è una storia senza senso, ma mentre la vivevo mi faceva ridere e anche mentre la riportavo mi faceva ridere, ma mi rendo conto che non succede assolutamente nulla, perciò: non leggete.
Missione notturna Lunedì fuggo da Lecco perchè indigesta, torno a Milano, dove oltre che senza TV, rimango pure senza pc, che non si accende più, come al solito.
Essendo indisposta e nauseata, non potendo uscire, essendo tornata per riposare in santa pace lontano dalla casa invasa da parenti e dall’odore della CAZZUOLA o cassola, ben presto mi trovo lì che mi rompo le balle.
A farmi compagnia c’è uno strano rumore, continuo. Come una strisciata di gomma, un verso di attrezzo meccanico, un fischio, un sospiro...boh!
The day after.
Sera. Torna la coinquilina F. Che in italiano stentato mi deve dire qualcosa.
F: “Illiaaaana, ma è venuto quacccuno aaaabbitare acanto...ma no so se è umano o animale, ma ...come si dice snores?!!?”
I: “Russa?”
F:”Sìììì, lui rusando tutta la notte!!”
I:”Ma sei sicura?!?! Guarda che lì non ci abita più nessuno!”
F:”Ma vieni a sentire!!”
Attacchiamo le orecchie alla parete di camera sua.
Cacchio, un rumore si sente...ed è lo stesso che sentivo io. Solo che da lì è molto più forte e si sente anche una specie di respirazione, un rantolo, um’esalazione forte...brrrrrrrr Paura!!
Sembra come un mostro rattrappito in agonia, o un vecchiaccio orco bavoso.
Non so perchè, ma mi fa subito schifo.
Bussiamo sul muro. Urliamo “Basta basta russare!” e ridiamo.
"Ma come puòòòòòòò un umano rusarrre cosssì?!?!?"
Ogni tanto smette, poi riprende. Solo che è dal pomeriggio che continua e anche il giorno prima e tutta la notte!!
Stiamo un bel po’ ad ascoltare.
Decidiamo di andare a spiarlo e usciamo nella notte. Nevica. Questo non lo avevamo calcolato. Attraversiamo furtive il cortile e ridiamo. Una volta giunte al suo uscio, munite di cappuccio e ombrello, rimaniamo a fissare la porta e la finestra, deducendo che il rumore proviene dal bagno.
Torniamo in casa e F. barcolla per le scale, a cena ha bevuto birra. Ci rimettiamo a ridere e scriviamo un post-it da appiccicargli alla porta il giorno dopo, perchè adesso, con la neve, si staccherebbe. Ovviamente dobbiamo sperare che qualcuno passi da quella casa disabitata ogni tanto. Ma chi se ne frega. Ci rimettiamo a ridere, eppure io non ho bevuto, ma si vede che l’alcool è contagioso.
Poi la smollo e me ne vado a letto, che tanto, in camera mia il rumore si sente di meno.
scritto da Bellailee martedì, 02 dicembre 2008 Come riciclare un commento a un altro blog o della ricetta per una perfetta routine ...
Personalmente adoro la routine. Mi dà tranquillità, sicurezza, non ti costringe a pensare, non ci sono sorprese e imprevisti, ma solo serate fatte di reality e week-end di partite a carte mentre fuori piove.
Con mio grande rammarico, è tuttavia una cosa che non riesco mai ad ottenere, se non per brevissimi periodi, giusto il tempo di apprezzarla, di adagiarti un attimo che tac!
Ecco là, quella maledetta vita piena di impegni e divertimenti e commissioni e feste e lunghe telefonate ad amici cari e cene e nuove inquiline e nuovi amici e corsi su corsi e anche problemi e problemi, perchè no, che quasi non trovi più il tempo per accumulare punti su pet-society! (Ecco perchè mi impegno a ritagliare tre minuti al giorno per giocare col mio animaletto - che se davvero esistesse in natura sarebbe solo mostro un po’ unicorno -: per mantenere il contatto con la noia più frivola). Ritengo tuttavia importante e fondamentale recuperare una certa routine periodicamente e trovandomi su un blog di una persona che sente fortemente lo stesso problema, ho ritenuto utile stilare un breve vademecum per tutti quelli che la desiderano e non ce l’hanno e si chiedono “Ma come posso fare?!?!?”
I tre pilastri della routine: RIPETITIVITA’, AZZERAMENTO CEREBRALE E NOIA
1 Il primo passo è il più importante e consente un veloce raggiungimento dell’obbiettivo QUOTIDIANITA’: trovati un lavoretto in un ufficio, un negozio, insomma, una cosa sedentaria, che non preveda viaggi o uscite o visite ai clienti, ma che ti obblighi a star tutto il giorno con il sedere inchiodato alla poltrona, a fare sempre le stesse cose e a vedere sempre le stesse (poche) persone. Ecco così attuato il primo passo, ossia la RIPETITIVITA’.
2 Poi quando esci dal lavoro, una sera sì e una sera no vai in palestra e parla con gli altri avventori di dieta, vitamine, calorie, addominali e altre cose che non so nominare, ma di cui parlano i palestrati e poi vai nel solarium della palestra e fatti una doccia solare: avrai così superato il secondo step: l’AAZERAMENTO CEREBRALE.
3 Se poi ti avanza tempo, la sera, uscito/a dal lavoro, evita accuratamente di recarti a cene o happy-hour coi colleghi, ma vai dritto/a all’Esselunga e poi subito a casa a svaccarti sul divano a guardare la tv, mangiando direttamente fuori dalla busta della spesa: questo costituisce il terzo e ultimo passo, la NOIA.
Complimenti! Ora il tuo percorso verso la quotidianità è concluso, hai raggiunto l’obbiettivo finale, cioè una vita vuota e pallosa che ti permetterà di concentrarti su come renderla più divertente e movimentata, cioè come era prima, quando ti lamentavi di non avere una quotidianità.
scritto da Bellailee venerdì, 28 novembre 2008
In coda all'esselunga, parla con passione la giovane cassiera:
"Io credo nella famiglia, io ho una famiglia speciale. Noi ci aiutiamo, i miei parenti sono speciali, non siamo come quelli che cercano di fregarsi l’uno con l’altro, di arraffare il più possibile, noi cerchiamo di darci una mano...se mia sorella non può chiedere un favore a me, a chi lo deve chiedere?
Gli ho anche dato dei soldi...un domani me li daranno loro se mi serviranno...I soldi vanno e vengono, l’amore no. Per esempio anche con le mie amiche: l’anno scorso per Natale al posto di farci tanti regalini, abbiamo raccolto i soldi e li abbiamo dati a una famiglia che non ne ha. Io ho già tutto."
scritto da Bellailee martedì, 18 novembre 2008 Lo stato naturale degli esseri umani ... ![]() Dalla dottoressa omeopatica
Dottoressa: Tu non demolisci l’altro
Ile: Ah perchè lo dovo demolire??
D: I tuoi problemi digestivi sono dovuti al fatto che non riesci a demolire le molecole di cibo e così il tuo organismo non le assorbe, le lascia lì, non sa che farsene, va in confusione insomma.
I: Quindi non era appendicite, fiùùù
D: E' una congestione pelvica, ma ora vedrai che con quello che ti darò il tuo pancreas tornerà a funzionare.
I: Allora non devo più mangiare schifezze?
D: Certo che le puoi mangiare ancora
I: (Yuppiii)
D: Dunque, continuiamo con la terapia della gioia: ti do queste goccine che aumenteranno ancora di più il tuo buon umore...
I: Come ancora di più?!?!
D: Sì, ancora di più!
I: Ma...io ho paura...Ancora di più non riesco neanche ad immaginarmi come sia..al lavoro già pensano che io sia pazza...alle riunioni mi devo trattenere dal ridere e fal far battute, ai corsi mi devo zittire perchè mi prende la stupidera tutto il tempo...così rischio che mi lincenzino!
D: Ma vedi, la gioia è lo stato naturale dell’uomo, tutti dovremmo essere così come te. Solo così puoi guarire e demolire ciò che ti arriva dall’esterno.
I: Ah, se è così allora, ok.
D: A proposito, hai ancora mal di schiena?
I: Solo quando dormo a Milano.
D: Allora sposta il letto.
I: Cosa?!?!
D: C’è un nodo elettromagnetico sotto il tuo letto.
I: E come lo tolgo??
D: Beh, intanto dormi dall’altra parte, poi puoi mettere uno di questi magneti sopra la porta d’entrata.
I: Uhhh
D: Oppure ci sarebbe un’altra soluzione...
I: E quale?
D: L’acqua di Lourdes
I: L’acqua di Lourdes??!?
D: Sì, metti una goccina nell’angolo vicino al letto.
I: (L’acqua di Lourdes purifica l’ambiente, toglie il mal di schiena, annulla i nodi elettromagnetici...Ma allora, se la bevo che succede? Divento Wonder Woman?!?!)
D: Comunque fanno 130 euro
I: Adesso sì che ci vuole un miracolo. Al mio portafoglio.
scritto da Bellailee martedì, 11 novembre 2008 ![]() Se nel giro di una settimana ti si rompono lavatrice, lampadario, orologio, cellulare e computer.
Se per colpa del suddetto cellulare rotto hai dovuto cambiare numero di telefono e passare svariate ore a avvisare tutti del cambio e dopo 10 gg ancora ti chiamano sul vecchio numero.
Se nel weekend cammini per sentieri scivolosi al buio illuminandoti con una torcia per andare a mangiare gnocchi di castagne in mezzo a un bosco con un gruppo di chitarristi ubriachi che fanno la gara di rutti e si piacchiano pesantemente, ma per gioco.
Se hai leggermente cambiato mansione lavorativa e non puoi più passare le giornate su Facebook perchè devi leggere 32 manuali.
Se partecipi a narghilé-party dove il narghilé non funziona.
Se ti sei iscritto/a a un corso di bioenergetica da cui esci con tutti i muscoli rotti e dopo tre giorni ancora senti l’acido lattico nei polpacci.
Se in due settimane ti ammali tre volte.
Se per colpa di una delle suddette malattie è meglio che non mangi più pizza/fritti/dolci che erano la tua principale fonte di alimentazione e sei costretto a mangiare quasi sempre in bianco.
Se hai partecipato a un team-building aziendale dove hai corso saltato, scalato muri di 4 metri, bevuto amari e fumato per due giorni di seguito senza mai dormire.
Se hai organizzato un incontro cosmico tra due entità umane verosimilmente unite dal destino secondo un chiaroveggente che non li conosce, ma li ha visti nei tarocchi.
Se la tua coinquilina non pulisce casa e non svuota mai la pattumiera e ti capita di passare le domeniche mattina in preda a raptus igienici.
Se il tuo capo ha avvelenato un tuo collega offrendogli birra scaduta.
Se l’altro tuo capo ti chiama in disparte preoccupato per chiederti: “Ile, ultimamente mi sembri troppo felice...C’è qualcosa che non va?!?!”
Beh, puoi capire anche tu perchè non riesci più a scrivere sul tuo blog.
scritto da Bellailee mercoledì, 01 ottobre 2008
Vi ho mai raccontato di quella volta che per errore ho invitato 40 persone a un pranzo per il mio compleanno?
Me ne stavo seduta in uff..ehm, a casa, cazzeggiando allegramente in chat con un caro amico di Napoli, che non vedevo da 3 anni. Lui mi disse che sarebbe venuto a Milano con altri due cari amici verso la fine di settembre e lì, ebbi l’illuminazione: “Perchè non venite la settimana dopo, visto che il 4 ottobre è il mio compleanno, così venite alla mia festa!”. Lui disse ok, ci penso.
Nel pomeriggio mandai un’email al 70% delle persone che conosco e invitai tutti per domenica 5 in una cascina in mezzo a un bosco di proprietà familiare, per un pranzo a base di polenta e burolle*. Un pranzo, capito, non una merenda o un after-drink, un pranzo a mezzogiorno! Poi feci la stessa cosa su Facebook e mandai un bel po’ di sms e di passaparola.
Non so che cosa mi era preso, ma avevo un istinto megalomene quel pomeriggio, tanto, pensavo, la selezione si farà da se’, ne inviti 100 e poi vengono in 15...
Il giorno dopo i miei amici di Napoli, bidonari per natura, mi scrissero “Ok, siamo in 4”.
E si moltiplicarono le email di conferma, fino a ritrovarmi con 35 persone per pranzo e un numero indefinito nel pomeriggio. Il pomeriggio non abbisognava di prenotazione, pertanto “Yuhu, ma sì, dai passa su al pomeriggio”.
A un certo punto mi resi conto dei problemi logistici/tecnici/economici che la festa implicava:
L’ansia mi assalì e per un paio di notti non riuscii a dormire.
Le opzioni erano due: far finta di nulla e non farmi più viva, sperando che tutti si dimenticassero di quella data oppure inventarmi qualcosa, tanto avevo un mese di tempo.
Pensai pensai pensai e dopo vari consulti, preparai un menù degno, ma facile, anche perchè fatto per metà da mia madre.
La domenica prima cucinai 4 teglie di parmigiana, che era l’unica cosa che sapevo fare quando anni prima, avevo condotto tre anni della mia vita da casalinga disperata. Iniziai a friggere melanzane alle 10 del mattino e finii alle 5 del pomeriggio, quando arrivò la mia amica G. per farmi assaggiare la torta di frutta che aveva fatto come prova per la domenica dopo - semplicemente divina -.
Durante la settimana comprai decine di bottiglie di vino, bibite, amari, grappe e il bailey’s - perchè a me piace il bailey’s - tutto ovviamente con la carta di credito. Al mercoledì sera preparai 3 strudel, al venerdì sera andai dal parrucchiere, al sabato mattina sbattei venti uova per 4 teglie di tiramisu, al sabato pomeriggio preparai gli stuzzichini e andai a ritirare il salame e gli affettati gentilmente offerti da mammà, e portai il tutto alla cascina che distava 20-chilometri-venti da casa mia e feci la polvere e aiutata dal papy montai una panca, che qualche posto a sedere in più ci vuole sempre.
Il sabato sera feci un prefesteggiamento ubriacandomi con mezzo bicchiere di prosecco al buffet gratuito di una mostra, tanta era la stanchezza. La domenica mattina preparai una bacinella enorme di crema di gorgonzola da mangiare col sedano, andai a comprare il pane, caricai la macchina con tutte le altre cose che mi ero dimenticata e andai alla cascina, sperando che le mappe che avevo inviato via email fossero comprensibili, altrimenti nessuno avrebbe avuto la possibilità di raggiungere quel bosco, visto che il cellulare non prendeva!
Mia cugina gentilmente andò in missione a casa mia a ritirare gli arrosti e la polenta calda fatta da mia madre in un paiolo della circonferenza di un metro e mezzo, che sarebbe stata mangiata da decine di milanesi trapiantati che non sapevano che le castagne cadevano dagli alberi dentro a un riccio.
Come andò la festa?
...Ve lo dirò lunedì prossimo...
*Caldarroste in dialetto bergamasco italianizzato.
scritto da Bellailee lunedì, 15 settembre 2008
Partita di trivial: persa nonostante netta superiorità di numero di risposte fornite, ma fortuna avversa sia nel lancio del dado che nell’azzeccare le maledette lauree.
Cellulare: rotto dopo due mesi dall’acquisto, a seguito di caduta accidentale in fase make-up, portato tre volte dal rivenditore e dopo aver cambiato batteria, agratis, e sim, a 8 euri, ora sta in carica solo mezzo giornata e muore all’improvviso.
Occhiali: rotti anch’essi, ma prontamente riparati ripristinando ferretto mancante dalla bacchetta sinistra.
Lenti a contatto: non ci vedo. Trovata scatola vuota di lenti sulla scrivania, portata al negozio come campione, ordinato lenti. Indossato lenti, ma ops, non ci vedo. Scatola vecchia, con gradazione di una diottria inferirore ad attuale livello ci ciecità. Morale: so' ciecata, ho buttato 30 euro e devo ri-ordinare le lenti.
Coinquilina: nuova, distratta, scozzese, lascia sempre accese le luci e non porta mai fuori la monnezza. Ha mentito una volta: ha detto che sapeva cucinare, ma vista la sua reazione d’estasi di fronte al mio prosciutto e melone, ho scoperto che non era vero.
Arredamento: trovato 5 sedie della Knoll per strada tutte sole nella notte, prontamente recuperate dalla sottoscritta, stipate nella sempre affidabile Punto e depositate in luogo segreto nel lecchese in attesa di restauro e riposizionamento in mia futura casa di proprietà.
Sconosciuti: continuano a fermarmi e salutarmi, nei luoghi pubblici e/o per strada. Uno a caso? In corso Como si aggira l’autore di Roberto da Crema, che è stato depredato di tutti i suoi averi. Io gli ho creduto e siccome non avevo monetine, gli ho dato 2 euro. Pazza pazza pazza.
Parrucchiera: brasiliana, probabilmente vedeva un phon per la prima volta. Molto simpatica, ma eccessivamente grintosa nello shampoo e nello strapparmi i capelli mentre li stirava. Tanto mal di testa.
Insomma son pensieri così, di riassunto, poi piove e per certe persone l’autunno è un po’ come la primavera, fa girare la testa e rimane poco tempo per i blog...
scritto da Bellailee |
MSN/skype: Bellaile - ladida_ladida@hotmail.com
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